Il calcio si è snaturato.
Dove è finito lo sport più bello del mondo? Dove è finito lo sport che nel 2006 mi ha tenuta inchiodata al televisore, con i piedi ghiacciati e una bandiera in mano a sperare?
Non pensavo di potere mai scrivere un post a riguardo, perchè in fondo a me il calcio non piace. Mi piaceva giocarlo, una volta, alle elementari, nei tornei della scuola. Mi piaceva andare allo stadio col mio papà, qualche volta, senza pretese o striscioni.
Non mi piace più. Mi sono resa conto che dietro ci sono troppi interessi, troppo schifo.
Tra le scommesse e le risse ha perso tutto il suo fascino.
Secondo me prendono troppi milioni, ne prendessero meno sarebbe più bello, per noi e per loro.
Invece loro prendono i miliardi e continuano a pensare che tutto sia dovuto. Sembra di stare allo zoo, quando si guardano al tg i servizi sulle risse e sui cori.
Mi fa schifo pensare che al mondo ci sono tanti sport altrettanto belli e invece si continua a fare girate tutto intorno al calcio.
Mi piace qualche volta guardare le partite degli amici, quello si.
Ma un calcio bello, genuino, non so se riusciremo ad averlo di nuovo.
Perchè a vent'anni è tutto ancora intero, perchè a vent'anni è tutto chi lo so, a vent'anni si è stupidi davvero: quante balle si ha in testa a questa età.
Benvenut* nel mio blog
Un diario aperto a tutti, dove i pensieri che ho voglia di gridare possono prendere vita e raggiungere gli altri, per essere condivisi, discussi, anche smontati volendo
lunedì 30 aprile 2012
giovedì 8 marzo 2012
Buon otto marzo!
Buon otto marzo ancora una volta.
Buon otto marzo alle donne che lottano, in cassa integrazione o in mobilità, alle donne che soffrono, per un amore o per una malattia, alle donne che hanno realizzato i propri sogni e quelle che ancora devono farlo.
Buon otto marzo amiche, compagne, insegnanti.
Grazie uomini degli auguri...e per un giorno all'anno evitate le battute su di noi.
Ma sinceramente preferisco gli auguri delle donne!
Sarà perchè è la nostra festa...sarà perchè sapendo il valore che ha non ho voglia di sprecare le parole o di sentirle sprecare.
Stasera esco, solo una pizza e qualcosa in pub, niente spogliarelli, niente discoteca...è così triste.
Una serata tra compagne di classe, di quelle che si dice di organizzare da mesi e che si coglie l'occasione di fare...niente di più.
Porto l'orgoglio di essere donna dentro di me, porto la dignità che mi è stata insegnata. E questo basta.
Buon otto marzo!
Buon otto marzo alle donne che lottano, in cassa integrazione o in mobilità, alle donne che soffrono, per un amore o per una malattia, alle donne che hanno realizzato i propri sogni e quelle che ancora devono farlo.
Buon otto marzo amiche, compagne, insegnanti.
Grazie uomini degli auguri...e per un giorno all'anno evitate le battute su di noi.
Ma sinceramente preferisco gli auguri delle donne!
Sarà perchè è la nostra festa...sarà perchè sapendo il valore che ha non ho voglia di sprecare le parole o di sentirle sprecare.
Stasera esco, solo una pizza e qualcosa in pub, niente spogliarelli, niente discoteca...è così triste.
Una serata tra compagne di classe, di quelle che si dice di organizzare da mesi e che si coglie l'occasione di fare...niente di più.
Porto l'orgoglio di essere donna dentro di me, porto la dignità che mi è stata insegnata. E questo basta.
Buon otto marzo!
giovedì 26 gennaio 2012
Memoria
Sono passati alcuni mesi da quando ho scritto l'ultimo post, ma ho avuto un periodo intensissimo di impegni e attività quindi chiedo scusa.
Sarebbe bello ricominciare a scrivere trattando un argomento felice, ma visto che quando si è felici di solito il momento lo si vive, parlerò di qualcosa di un po' più serio: La giornata della Memoria.
Lo scorso anno in questa occasione ho pubblicato un racconto "partorito" durante un pomeriggio di studio a casa della nonna di un mio amico.
Quest'anno preferisco parlare del mio reale punto di vista, con le mie parole, non con un personaggio.
Fin dalle medie l'argomento Shoah mi ha presa molto.
Ho letto svariati libri, alcuni più pesanti altri meno.
Ricordo ancora un disegno fatto in terza media a proposito di Auschwitz con una didascalia che recitava una cosa del tipo "Come un fiore nel filo spinato, io ricordo...".
Lo scorso anno ho avuto modo e tempo di leggere "Se Questo è un uomo" di Primo Levi e anche "Il sistema Periodico" e qualche mese più tardi "La notte" di Wiesel.
Quest'ultimo datomi da leggere dal mio professore di tecnologie chimiche, che mi sorprese durante una lezione nell'impegnata lettura di "formidabili quegli anni" (il 68 è l'altro periodo storico sul quale cerco da ormai un po' di tempo di documentarmi).
Più andavo avanti nella lettura più rimanevo sgomenta.
E' certamente il libro che mi ha fatto stare peggio di tutti quelli letti.
Non che gli altri non spiegassero bene o fossero più leggeri.
Ma questo mi è entrato dentro.
Non so quante volte in piedi davanti a mia madre le ho detto "Ma come è possibile che l'uomo abbia fatto delle atrocità del genere".
E non solo agli ebrei, perchè sempre di ebrei si parla, ma non c'erano solo loro: come canta Guccini "come può l'uomo uccidere un suo fratello?",uno qualsiasi dei suoi fratelli, il cui corpo funziona esattamente come il suo, che come lui respira, cammina e pensa (ama no, chi commise quei crimini secondo me non poteva provare lo stesso amore dei suoi fratelli).
Ecco, ci ho ripensato anche ieri sera, mentre guardavo un'intervista fatta a Edith Bruck dal mio ex insegnante di fisica, che ha la grande passione per la regia e al quale io e alcuni amici abbiamo partecipato come comparse per alcuni intermezzi.
Ho ascoltato le parole della scrittrice e mi sono sentita male dentro.
Le sue parole sul corpo dei sopravvissuti, sull'immagine della donna sopravvissuta continuano ad essere davanti ai miei occhi e fatico a scacciarle.
Perchè è successo?
E' questa la domanda che mi pongo sempre: Perchè?
Non voglio che succeda più.
Mai più
Sarebbe bello ricominciare a scrivere trattando un argomento felice, ma visto che quando si è felici di solito il momento lo si vive, parlerò di qualcosa di un po' più serio: La giornata della Memoria.
Lo scorso anno in questa occasione ho pubblicato un racconto "partorito" durante un pomeriggio di studio a casa della nonna di un mio amico.
Quest'anno preferisco parlare del mio reale punto di vista, con le mie parole, non con un personaggio.
Fin dalle medie l'argomento Shoah mi ha presa molto.
Ho letto svariati libri, alcuni più pesanti altri meno.
Ricordo ancora un disegno fatto in terza media a proposito di Auschwitz con una didascalia che recitava una cosa del tipo "Come un fiore nel filo spinato, io ricordo...".
Lo scorso anno ho avuto modo e tempo di leggere "Se Questo è un uomo" di Primo Levi e anche "Il sistema Periodico" e qualche mese più tardi "La notte" di Wiesel.
Quest'ultimo datomi da leggere dal mio professore di tecnologie chimiche, che mi sorprese durante una lezione nell'impegnata lettura di "formidabili quegli anni" (il 68 è l'altro periodo storico sul quale cerco da ormai un po' di tempo di documentarmi).
Più andavo avanti nella lettura più rimanevo sgomenta.
E' certamente il libro che mi ha fatto stare peggio di tutti quelli letti.
Non che gli altri non spiegassero bene o fossero più leggeri.
Ma questo mi è entrato dentro.
Non so quante volte in piedi davanti a mia madre le ho detto "Ma come è possibile che l'uomo abbia fatto delle atrocità del genere".
E non solo agli ebrei, perchè sempre di ebrei si parla, ma non c'erano solo loro: come canta Guccini "come può l'uomo uccidere un suo fratello?",uno qualsiasi dei suoi fratelli, il cui corpo funziona esattamente come il suo, che come lui respira, cammina e pensa (ama no, chi commise quei crimini secondo me non poteva provare lo stesso amore dei suoi fratelli).
Ecco, ci ho ripensato anche ieri sera, mentre guardavo un'intervista fatta a Edith Bruck dal mio ex insegnante di fisica, che ha la grande passione per la regia e al quale io e alcuni amici abbiamo partecipato come comparse per alcuni intermezzi.
Ho ascoltato le parole della scrittrice e mi sono sentita male dentro.
Le sue parole sul corpo dei sopravvissuti, sull'immagine della donna sopravvissuta continuano ad essere davanti ai miei occhi e fatico a scacciarle.
Perchè è successo?
E' questa la domanda che mi pongo sempre: Perchè?
Non voglio che succeda più.
Mai più
lunedì 5 dicembre 2011
Rughe
Ho iniziato a parlarle in autobus, discutendo su quanto effettivamente potesse andare male quel mezzo che a ogni fermata doveva essere sistemato dall'autista.
Questa signora sulla settantina vestita tutta elegante mi ha fatto tenerezza.
Un po' persa nei suoi discorsi, così fiera nel definirsi umile, così religiosa da farsi e rifarsi il segno della croce passando davanti ad una chiesa.
Mi ha fatto sorridere. Così semplice e così sorridente.
Lei che mi ha detto di avere fatto l'infermiera in Svizzera e a Londra, lei che parlava in francese spedita e raccontava dei fax e delle telefonate in inglese come segretaria di un hotel.
Mi ha detto che noi giovani siamo i suoi angioletti, che se mi incontrerà di nuovo non si ricorderà della mia fisionomia ma che se la saluterò capirà che sono un suo "angioletto".
Mi ha rallegrato la giornata, e mi ha fatto sentire un po' cattivella, pensando a quante volte discuto con mia nonna , che a ottantun anni e con una licenza elementare non sempre afferra i concetti che le propongo, che mi assilla si, ma come tutte le nonne, sbagliando il mio nome tre volte prima di azzeccarlo.
Ecco, penso che i vecchi, i vecchi in generale, possano rappresentare tanto: memoria, affetto, principi.
Per una volta guardiamo i vecchi, quelli pieni di rughe, quelli con la voce un po' rauca, con gli occhi velati dalla cataratta.
Hanno tanto da raccontarci, tanto da insegnarci.
E se anche a noi non farà ridere, avremo fatto un bel gesto di educazione, a posare per qualche minuto il cellulare e a confrontarci con chi gli anni li ha già visti scorrere,e qualcosa, anche se piccolo, lo avremo imparato
Questa signora sulla settantina vestita tutta elegante mi ha fatto tenerezza.
Un po' persa nei suoi discorsi, così fiera nel definirsi umile, così religiosa da farsi e rifarsi il segno della croce passando davanti ad una chiesa.
Mi ha fatto sorridere. Così semplice e così sorridente.
Lei che mi ha detto di avere fatto l'infermiera in Svizzera e a Londra, lei che parlava in francese spedita e raccontava dei fax e delle telefonate in inglese come segretaria di un hotel.
Mi ha detto che noi giovani siamo i suoi angioletti, che se mi incontrerà di nuovo non si ricorderà della mia fisionomia ma che se la saluterò capirà che sono un suo "angioletto".
Mi ha rallegrato la giornata, e mi ha fatto sentire un po' cattivella, pensando a quante volte discuto con mia nonna , che a ottantun anni e con una licenza elementare non sempre afferra i concetti che le propongo, che mi assilla si, ma come tutte le nonne, sbagliando il mio nome tre volte prima di azzeccarlo.
Ecco, penso che i vecchi, i vecchi in generale, possano rappresentare tanto: memoria, affetto, principi.
Per una volta guardiamo i vecchi, quelli pieni di rughe, quelli con la voce un po' rauca, con gli occhi velati dalla cataratta.
Hanno tanto da raccontarci, tanto da insegnarci.
E se anche a noi non farà ridere, avremo fatto un bel gesto di educazione, a posare per qualche minuto il cellulare e a confrontarci con chi gli anni li ha già visti scorrere,e qualcosa, anche se piccolo, lo avremo imparato
domenica 4 dicembre 2011
Ed io, modenese volgare
Lo sapevo da quest'estate.
Ho rimandato l'acquisto del biglietto per quasi due mesi perchè la ragazza che doveva venirci con me mi chiedeva sempre di aspettare, salvo poi a tre settimane dal concerto dirmi che non riusciva a venire.
Calma i primi giorni, agitazione quando mi sono resa conto che su ticketone i biglietti erano già tutti finiti.
In ballo non c'era solo il concerto in sè (per altro l'ultimo annunciato del Maestrone), ma anche la possibilità di rivedere gli amici del Fan Forum, che non vedevo dalla scorsa estate (non quella trascorsa, quella prima, per intenderci) e che non sapevo quando come e se avrei rivisto.
Ho ricominciato a tranquillizzarmi quando una settimana e mezzo fa, nel negozio dove storicamente a Modena vendono i biglietti dei concerti, ho trovato il mio biglietto per il parterre da 31 euro.
E ieri sera finalmente è arrivato il momento.
Partita da casa alle 18,40 arrivata alle 20,15 complice la lunga fila di uscita dall'autostrada.
Ero seduta sotto al palco, con Ludovico, e Marco e Pier, con Alessandro e Annalisa, che ho conosciuto ieri sera, e con tutti gli altri.
Il maestro non ha deluso: tra critiche alla politica e ricordi di vecchi amici. Con le sue canzoni capaci di unire quattro generazioni.
Abbiamo avuto paura quando le parole di Cirano hanno iniziato ad uscire incomplete, quando la sua fronte ha iniziato ad imperlarsi di più sudore del dovuto.
Ma si è ripreso e la Locomotiva è stata la cosa più bella che potessi pensare. Pugni alzati su quelle parole che ultimamente mi suonano sempre più senza tempo, così vere anche negli anni duemila.
Grazie maestro...
Ho rimandato l'acquisto del biglietto per quasi due mesi perchè la ragazza che doveva venirci con me mi chiedeva sempre di aspettare, salvo poi a tre settimane dal concerto dirmi che non riusciva a venire.
Calma i primi giorni, agitazione quando mi sono resa conto che su ticketone i biglietti erano già tutti finiti.
In ballo non c'era solo il concerto in sè (per altro l'ultimo annunciato del Maestrone), ma anche la possibilità di rivedere gli amici del Fan Forum, che non vedevo dalla scorsa estate (non quella trascorsa, quella prima, per intenderci) e che non sapevo quando come e se avrei rivisto.
Ho ricominciato a tranquillizzarmi quando una settimana e mezzo fa, nel negozio dove storicamente a Modena vendono i biglietti dei concerti, ho trovato il mio biglietto per il parterre da 31 euro.
E ieri sera finalmente è arrivato il momento.
Partita da casa alle 18,40 arrivata alle 20,15 complice la lunga fila di uscita dall'autostrada.
Ero seduta sotto al palco, con Ludovico, e Marco e Pier, con Alessandro e Annalisa, che ho conosciuto ieri sera, e con tutti gli altri.
Il maestro non ha deluso: tra critiche alla politica e ricordi di vecchi amici. Con le sue canzoni capaci di unire quattro generazioni.
Abbiamo avuto paura quando le parole di Cirano hanno iniziato ad uscire incomplete, quando la sua fronte ha iniziato ad imperlarsi di più sudore del dovuto.
Ma si è ripreso e la Locomotiva è stata la cosa più bella che potessi pensare. Pugni alzati su quelle parole che ultimamente mi suonano sempre più senza tempo, così vere anche negli anni duemila.
Grazie maestro...
lunedì 7 novembre 2011
8° Campus Albachiara
Sono tornata da una settimana, e ci ho messo un po' per raccogliere le idee.
Ho passato tre giorni a Montecatini, assieme ad altri 2000 giovani, per un forum sulla cittadinanza responsabile.
Una delle esperienze più belle che potessi fare.
Un teatro, una platea di giovani, studenti e non, oratori importanti quali Don Luigi Ciotti, Maurizio Viroli e Giancarlo Caselli, tanta voglia di mettersi in gioco, tanta voglia di ascoltare, tanti laboratori tematici ed artistici con cui approfondire il tema "Responsabilità e Diritti".
Ho sentito interventi interessanti dei grandi oratori, ognuno con la sua idea di diritto e responsabilità; ma ho sentito anche le piccole testimonianze di ciò che va, o va meno in questo paese: testimonianze di precari, di immigrati costretti a ripetere le scuole perchè non possono vedere riconosciuti i propri titoli di studio, immigrati che perdono giorni di scuola e di lavoro per rinnovare il permesso di soggiorno, giovani che erano a Roma il giorno degli scontri e che hanno voluto raccontare la loro versione.
Ecco: è questa l'Italia responabile: quella dei giovani che si sono mossi dal nord alluvionato e dal sud più estremo, dove la mafia c'è e fa paura, che si sono messi in viaggio (Giovani in viaggio per una cittadinanza responsabile, è la descrizione dell'associazione promotrice), per portare le proprie esperienze e per condividerle.
Sono tornata a casa arricchita, carica, e anche molto triste per la velocità con cui questi tre giorni sono passati.
Lo rifarei?
Cento volte!
Ho passato tre giorni a Montecatini, assieme ad altri 2000 giovani, per un forum sulla cittadinanza responsabile.
Una delle esperienze più belle che potessi fare.
Un teatro, una platea di giovani, studenti e non, oratori importanti quali Don Luigi Ciotti, Maurizio Viroli e Giancarlo Caselli, tanta voglia di mettersi in gioco, tanta voglia di ascoltare, tanti laboratori tematici ed artistici con cui approfondire il tema "Responsabilità e Diritti".
Ho sentito interventi interessanti dei grandi oratori, ognuno con la sua idea di diritto e responsabilità; ma ho sentito anche le piccole testimonianze di ciò che va, o va meno in questo paese: testimonianze di precari, di immigrati costretti a ripetere le scuole perchè non possono vedere riconosciuti i propri titoli di studio, immigrati che perdono giorni di scuola e di lavoro per rinnovare il permesso di soggiorno, giovani che erano a Roma il giorno degli scontri e che hanno voluto raccontare la loro versione.
Ecco: è questa l'Italia responabile: quella dei giovani che si sono mossi dal nord alluvionato e dal sud più estremo, dove la mafia c'è e fa paura, che si sono messi in viaggio (Giovani in viaggio per una cittadinanza responsabile, è la descrizione dell'associazione promotrice), per portare le proprie esperienze e per condividerle.
Sono tornata a casa arricchita, carica, e anche molto triste per la velocità con cui questi tre giorni sono passati.
Lo rifarei?
Cento volte!
Artemisia
LA Passione di Artemisia è un libro di Susan Vreeland letto intorno alla fine della prima superiore, su consiglio della mai insegnante di lettere di allora.
Salta il primo capitolo magari, è un po' crudo.
E invece io, cocciuta, me lo sono letta.
Mi sono fatta prendere da quel romanzo di trecento e passa pagine un weekend lungo di primavera, mentre ero in montagna.
L'ho letto d'un fiato sentendomi parte di esso.
Sono rimasta affascinata dalla storia, seppur romanzata, di questa pittrice del seicento, che come tante donne del passato, ha pagato la sua femminilità a caro prezzo.
Più brava dei fratelli a dipingere, violentata da un collaboratore del padre, interrogata sotto tortura.
Ecco, io e il mio animo femminista nella lettura di quel libro ci siamo indignati. Ma siamo rimasti anche molto colpiti.
Io, che non mi sono mai interessata di storia dell'arte, materia non presente nella mia scuola, mi sono fatta prendere talmente tanto che ho esultato quando un mese fa la prof ci ha proposto di andare a Milano alla Mostra "Artemisia Gentileschi-Storia di una passione".
Quindi giovedì vedrò finalmente i quadri della sola pittrice, per di più donna, che mi sia mai interessata, perchè un solo quadro, visto quest'estate agli uffizi, e riconosciuto immediatamente come suo, non mi basta più :)
Salta il primo capitolo magari, è un po' crudo.
E invece io, cocciuta, me lo sono letta.
Mi sono fatta prendere da quel romanzo di trecento e passa pagine un weekend lungo di primavera, mentre ero in montagna.
L'ho letto d'un fiato sentendomi parte di esso.
Sono rimasta affascinata dalla storia, seppur romanzata, di questa pittrice del seicento, che come tante donne del passato, ha pagato la sua femminilità a caro prezzo.
Più brava dei fratelli a dipingere, violentata da un collaboratore del padre, interrogata sotto tortura.
Ecco, io e il mio animo femminista nella lettura di quel libro ci siamo indignati. Ma siamo rimasti anche molto colpiti.
Io, che non mi sono mai interessata di storia dell'arte, materia non presente nella mia scuola, mi sono fatta prendere talmente tanto che ho esultato quando un mese fa la prof ci ha proposto di andare a Milano alla Mostra "Artemisia Gentileschi-Storia di una passione".
Quindi giovedì vedrò finalmente i quadri della sola pittrice, per di più donna, che mi sia mai interessata, perchè un solo quadro, visto quest'estate agli uffizi, e riconosciuto immediatamente come suo, non mi basta più :)
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