Benvenut* nel mio blog

Un diario aperto a tutti, dove i pensieri che ho voglia di gridare possono prendere vita e raggiungere gli altri, per essere condivisi, discussi, anche smontati volendo

mercoledì 3 aprile 2013

Pensieri prima di dormire

Ultimamente passo le sere a rigirarmi nel letto faticando a prendere sonno. Stasera per evitare di innervosirmi ho deciso di scrivere. Non so bene il motivo di questa mia fatica, probabilmente è il mix di eventi, situazioni, pensieri.
Ci sono dentro fino al collo: maturità, studio per il test di ammissione a medicina, gli impegni che puntualmente da aprile in avanti si accavallano tutti, la sensazione che una grossa parte della mia vita stia volgendo alla sua conclusione.
Tra due mesi le giornate passate in classe dietro un banco saranno finite per sempre, l'università, lo so, sarà diversa, i ritmi saranno diversi, il carico di studio lo sarà.
Il futuro mi fa un po' paura: è un salto nel vuoto, non so su cosa atterrerò, non so se sotto di me ci saranno acqua o sassi, o un volo di centinaia di metri, quello che so è che una volta staccato il piede dal bordo, non lo potrò più rimettere al suo posto.
Indietro non potrò tornare e questo mi dispiace un po', perché non sono sicura di avere sfruttato a pieno tutte le opportunità che mi si sono presentate, non sono certa di avere vissuto tutti gli attimi che potevo vivere, coltivare meglio le amicizie, sorridere di più. Tra due mesi sarò nel mondo dei grandi e in un qualche modo dovrò imparare a volare da sola. Mi tornano alla mente tanti pensieri, mi faccio travolgere dalla malinconia. Mi sento molto sensibile in questo momento, molto vulnerabile, così indifesa davanti a un mondo troppo grande e troppo brutto, dove gli scenari delle favole non trovano posto e dove mi commuovo ogni volta che sento di parlare di qualcosa di bello, di buono, perché invece di essere la normalità è l'eccezione.
Ed
Io? Io sono cattiva quanto tutti gli altri, me ne rendo conto spesso. Quanto gli altri critico, quanto gli altri abbandono, quanto gli altri sono capace di fare del male, e questo è triste.

domenica 27 gennaio 2013

27 Gennaio 2013


«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»

Con questa frase di Elie Wiesel inizio il mio ragionamento sul giorno della memoria.

Ho letto, ho visto, eppure faccio davvero tanta fatica a capire e forse non capirò mai.
Non mi è bastato leggere liri a riguardo (parecchi se vado a cercarli), non mi è bastato visitare il campo di Dachau, quello di Fossoli, il museo al Deportato e il Memorial De La Shoah a Parigi, non mi è bastato niente e anche le poche cose che pensavo di avere capito con il tempo mi lasciavano interrogativi enormi.
Non mi riesce ancora di capire come atrocità simili siano state compiute, come siano anche solo state concepite, in nome della razza e dell'odio.
Mi rendo conto che la frase che dice "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" trova nelle mie parole la conferma.
Aspetto le lezioni di approfondimento che per il prossimo mese mi prepareranno alla visita del campo di Auschwitz. Partirò a metà marzo, con il "Treno per Auscwitz" della regione Emilia Romagna, sperando di aggiungere qualche tassello alla mia conoscenza a riguardo. 
Ma per me, come scrivo tutti gli anni, il giorno della Memoria significa ricordo non solo delle vittime ebree, che si furono la maggioranza, ma di tutte le vittime di questo assurdo periodo storico, compresi Rom, Sinti, omosessuali, oppositori politici e testimoni di Geova. Perché se è vero che davanti alla morte tutti sono uguali, non dovremmo fare distinzioni per le vittime

lunedì 7 gennaio 2013

Un addio un po' sofferto

Mamma mia quanto tempo è passato dall'ultimo post.
Non sto passando un bel periodo e negli ultimi mesi ho preso alcune decisioni più o meno definitive che mai, fino a qualche tempo fa mi sarei aspettata di prendere.
Tra queste la scelta di lasciare la compagnia di teatro.
Mai, dico mai, avrei pensato di farlo.
Ricordo che quando iniziai, in prima superiore, quando ero la più piccola e la più timida del gruppo, mi dissi che per tutto il tempo delle superiori avrei fatto parte di quella compagnia.
Il tempo è passato, le commedie si sono succedute, abbiamo cambiato regista e visto che eravamo una compagnia scolastica, il ricambio degli attori è stato piuttosto massiccio.
Di quelli che c'erano quattro anni fa, quest'anno saremmo stati in due.
Continua uno solo.
Io ho deciso di smettere. Decisione sofferta, certo, ma che mi sono sentita di prendere.
Quella compagnia non era più la mia, non me ne sentivo più parte.
Soffro a sapere che quest'anno non salirò sul palco, non entrerò in teatro fin da primo pomeriggio, non mi farò truccare e non avrò il nodo allo stomaco prima dell'apertura del sipario.
Avrei avuto anche una parte carina, se avessi continuato.
Ma davvero non c'è la facevo più.
Oggi sono passata a salutare i miei vecchi compagni. Purtroppo mi sono resa conto che a nessuno ha fatto caldo o freddo la mia presenza, specialmente al regista.
Me ne sono andata via prima ancora che iniziassero le prove, con gli occhi lucidi e l'amato in bocca.
Però mi sono resa conto che quella che ho preso è stata la scelta giusta. Quella non era più la mia compagnia, quella dove l'attrice dilettante che sono è nata e si è un po' rafforzata.
Quella compagnia per fortuna si trova ancora per qualche pizza e chiacchiera in compagnia. Almeno quel pezzo di me ha resistito

martedì 23 ottobre 2012

Gocce di pioggia




Me la vedo tutta intorno, mi scorre addosso, me la sento fin dentro alle ossa, e la vivo, mi fa vivere, mi mantiene vigile.
Ho chiuso l’ombrello, fregandomene del freddo, ho lasciato che impregnasse i miei vestiti, che arricciasse i miei capelli, lisciati con tanta cura, le ho permesso di sfiorare il mio corpo, come una carezza.
Congelo ad ogni goccia che mi colpisce e i brividi salgono lungo la schiena.
Prenderò sicuramente un bel raffreddore, ma non mi importa: ho bisogno di piangere con qualcuno e lei mi capisce sempre.
Scende nei momenti più opportuni e mi abbraccia, mi travolge: è una madre premurosa, una sorella un po’ invadente.
I rivoli scendono lungo le mie gambe e creano lunghe serpentine interrotte da gorghi sul marciapiede.
Saltello come una bambina di cinque anni: entro a piedi pari nelle pozze e schizzo ovunque.
Ho bisogno di dimenticare, di non pensare, di sciogliermi come sale, di fare portare via le impurità e restare qui, solo nella mia essenza, senza un pensiero cattivo, senza un tarlo che mi rode il cervello.
Arriva un momento in cui c’è bisogno di sbottare, di esplodere: io lo faccio piangendo, il cielo lo fa più o meno nella stessa maniera, e in questo siamo spesso sincronizzati. Per questo dico che mi capisce, per il tempismo che la pioggia ha, lei che scende quando ne ho bisogno io.
Corro e addosso le gocce sembrano aghi: perforano la pelle, fanno male, sembrano i chiodi di un cilicio.
Ma che colpe devo espiare? In fondo io di colpe non ne ho, non mi sembra di averne. Voglio solo trovare la mia tranquillità, è così difficile?
E’ una pretesa troppo grande volere lavare via di dosso una delusione?
Eppure la pioggia fa lo stesso con la polvere, con il fango: scende, tocca il suolo e lì porta via ogni schifezza.
Così fanno le mie lacrime, passano dal cuore, dal cervello e portano via tutto, sgorgando dagli occhi come zampilli di fontana.
E allora chiudo gli occhi, e comincio a roteare, come una trottola, e sento la libertà ,al pace arrivare ed entrarmi dentro, e anche questa volta le gocce sono aghi, ma non fanno male, anzi solleticano, e il pianto si trasforma in riso, il dolore in nuova felicità.

domenica 16 settembre 2012

Di nuovo a scuola

Domani ricomincia la scuola! Aiuto, la quinta, la maturità.
Però ancora non sono entrata troppo nell'ottica: continuo ancora a cullarmi nel ricordo della crociera in barca a vela con alcuni compagni di classe e la prof. Tre giorni da Giulianova a Bari, con altri ragazzi, per capire che davvero il mare unisce. E' un progetto del ministero, alla sua seconda edizione, chiamato "L'italia in barca a vela: il mare che unisce" e coinvolge trentadue tra istituti nautici, alberghieri e scuole varie.
Abbiamo navigato in notturna, nel mare nero; di giorno, a vela, con la barca in sbandata per il vento di bolina; abbiamo visto delfini e fatto il bagno nel mare del Gargano.
Se potessi ripartirei subito, immediatamente.
Ma purtroppo domani comincia la scuola, un anno lungo, che mi porterà fuori dalle superiori. Però con questa esperienza comincerò con un po' di carica in più, che male non fa.

sabato 1 settembre 2012

Primo oro, e che oro!

Seguo le Paralimpiadi per un motivo molto particolare: in gara c'è Cecilia Camellini.
20 anni, non vedente, viso noto qui in paese, che tra i suoi trentamila abitanti ha già sfornato vari campioni (anche se Riccò è più da dimenticare che da ricordare).
Cecilia è il volto pulito dello sport: biondina, dal fisico abbastanza esile.
Questa sera ha portato la prima medaglia d'oro per la delegazione Italiana, ha battuto il record del mondo, per altro già suo, e credo abbia fatto stare col fiato sospeso tutta Formigine.
La vedo spesso in palestra, mentre fa i pesi o gli addominali, qualche volta l'ho vista in vasca, altre volte l'ho sentita suonare il pianoforte. E' fantastica.
Stasera, quando ho letto della sua impresa, mi sono quasi commossa.
E' davvero il volto pulito dello sport del mio comune, l'immagine della determinazione, della tenacia.
I suoi nonni abitavano nell'appartamento sotto al mio. Mia mamma mi ha detto che per un po' di tempo, quando era molto piccola, ci ha abitato pure lei. Mi dispiace tanto non conoscerla di persona, non potermi complimentare per questa straordinaria prestazione. Ma chissà, forse alla prima occasione in palestra vincerò la timidezza e lo farò lo stesso.
Grazie Cecilia, delle emozioni che regali

venerdì 31 agosto 2012

Pensione

C'è qualcuno che ancora riesce ad arrivarci, arrancando dietro a decreti legge che aumentano gli anni e a "finestre" che sul più bello vengono allungate.
Però ce la fanno.
Oggi è stato il tuo ultimo giorno di lavoro. Ha ancora tantissimi anna davanti da goderti, da fare quello che ti va, da passare con chi ami senza più dover pensare "lunedì torno in ufficio".
Oggi hai finito, e chissà quando finirò io. Chissà se inizierò mai io, visto che a voi allungano gli anni di pensione e noi restiamo disoccupati.
Però goditela davvero questa pensione, te la meriti tutta dopo quarant'anni di lavoro!