Per il quarto anno (già il quarto??).
Stessa scuola, quasi tutti gli stessi compagni, quasi tutti gli stessi professori.
Stesso bar, stesso caffè al ginseng, stesso atrio dove la mattina si parla e parla ancora.
Ma è bastato fare un giro per i corridoi per rendermi conto che è cambiato qualcosa.
Primo...gli studenti, ovvio, io cresco e loro sono sempre più piccoli...e ripenso che dal mio metro e cinquantaquattro di altezza, anche adesso potrei essere scambiata per una di loro, e che tanto grande comunque non sono, carta d'identità a parte (che annuncia il non più tanto lontano passaggio alla maggio età).
Ma sono cambiate anche le aule.
Alle medie non c'erano posti fissi per le classi, ma ruotavano sempre...mi ero sorpresa, arrivando alle superiori di trovare le classi per così dire fisse: la 1A era li e li rimaneva, pronta a ospitare nuovi studenti ogni volta.
Da quando sono arrivata io, cioè da quando il mio istituto, prima gestito dalla provincia (il che lo rendeva un'eccellenza del territorio), è diventato statale tutto è cambiato, perchè gli studenti sono aumentati e la struttura è sempre la stessa, tanto che ogni posto che può essere adibito ad aula, ora ospita per l'appunto le aule degli studenti, con buona pace di sala insegnanti e laboratori vari.
Ma tanto a cosa servono i laboratori in un istituto tecnico?
Spero solo che la palazzina dove deve essere trasferita la segreteria, assieme a due laboratori, sia pronta in fretta, che sembriamo più delle sardine!
Per quanto riguarda me..è andata, stessi compagni di banco, stesso posto nella classe, prime due ore di chimica organica (la materia più impestata che ho, nonostante sia poi molto bella).
Eh si...l'anno è cominciato!
Perchè a vent'anni è tutto ancora intero, perchè a vent'anni è tutto chi lo so, a vent'anni si è stupidi davvero: quante balle si ha in testa a questa età.
Benvenut* nel mio blog
Un diario aperto a tutti, dove i pensieri che ho voglia di gridare possono prendere vita e raggiungere gli altri, per essere condivisi, discussi, anche smontati volendo
lunedì 19 settembre 2011
mercoledì 14 settembre 2011
La ginnastica Ritmica
Avevo sei anni quando sono entrata in palestra per la prima volta.
Era da qualche mese che mi rifiutavo di tornare in piscina, il motivo, alquanto stupido a ripensarci bene, era stata la vista di una siringa fuori dalla piscina.
Fu la prima volta che sentii parlare di droga. Non so perchè ma mi terrorizzò, e mi rifiutai di tornarci (ancora ora, che in quella piscina d'estate c'è la discoteca all'aperto, una delle prime immagini che mi viene alla mente a sentirne il nome è quella scena).
Dicevo: mia mamma non voleva che smettessi di fare sport e quindi mi portò in palestra. Era Gennaio del 2000.
Da allora non sono ho più smesso.
Sono passata dalla psicomotricità, alla ginnastica artistica (con una breve parentesi di preagonismo) fino al passaggio, in terza elementare alla ginnastica ritmica ( anche qui breve parentesi di preagonismo) fermandomi a gareggiare nella ginnastica generale: non potrò mai ambire a grandi successi ma tanto mi basta.
Ho imparato piano piano a usare ogni attrezzo: prima la palla, la fune e il cerchio, poi il nastro e le clavette, finendo per provare un'immenso amore per quest'ultime.
Si incontrano belle persone in palestra, si stringono amicizie.
Questo sport si sta conoscendo a livello televisivo solo da poco: più o meno dal 2004 quando la nazionale ha vinto l'argento alle olimpiadi.
Ora compare a San Remo, in concerti, in pubblicità, in video musicali, e purtroppo, dopo la vicenda di Yara anche nei telegiornali.
Ma rimane comunque ancora abbastanza sconosciuto.
Quando si parla di ginnastica si parla di artistica (femminile, quella maschile, di Yuri Chechi, si i ginnasti hanno spesso nomi strani, è scambiata per atletica) e per fare capire la ritmica devi menzionare il nastro...
Poco importa...io questo sport lo amo...nonostante i dolori causati dal primo allenamento dopo quasi quattro mesi di fermo (tra un problema al ginocchio e le vacanze estive), ma tutto riprenderà come al solito, con le solite risate, le solite cretinate e qualche nuova coreografia :)
Era da qualche mese che mi rifiutavo di tornare in piscina, il motivo, alquanto stupido a ripensarci bene, era stata la vista di una siringa fuori dalla piscina.
Fu la prima volta che sentii parlare di droga. Non so perchè ma mi terrorizzò, e mi rifiutai di tornarci (ancora ora, che in quella piscina d'estate c'è la discoteca all'aperto, una delle prime immagini che mi viene alla mente a sentirne il nome è quella scena).
Dicevo: mia mamma non voleva che smettessi di fare sport e quindi mi portò in palestra. Era Gennaio del 2000.
Da allora non sono ho più smesso.
Sono passata dalla psicomotricità, alla ginnastica artistica (con una breve parentesi di preagonismo) fino al passaggio, in terza elementare alla ginnastica ritmica ( anche qui breve parentesi di preagonismo) fermandomi a gareggiare nella ginnastica generale: non potrò mai ambire a grandi successi ma tanto mi basta.
Ho imparato piano piano a usare ogni attrezzo: prima la palla, la fune e il cerchio, poi il nastro e le clavette, finendo per provare un'immenso amore per quest'ultime.
Si incontrano belle persone in palestra, si stringono amicizie.
Questo sport si sta conoscendo a livello televisivo solo da poco: più o meno dal 2004 quando la nazionale ha vinto l'argento alle olimpiadi.
Ora compare a San Remo, in concerti, in pubblicità, in video musicali, e purtroppo, dopo la vicenda di Yara anche nei telegiornali.
Ma rimane comunque ancora abbastanza sconosciuto.
Quando si parla di ginnastica si parla di artistica (femminile, quella maschile, di Yuri Chechi, si i ginnasti hanno spesso nomi strani, è scambiata per atletica) e per fare capire la ritmica devi menzionare il nastro...
Poco importa...io questo sport lo amo...nonostante i dolori causati dal primo allenamento dopo quasi quattro mesi di fermo (tra un problema al ginocchio e le vacanze estive), ma tutto riprenderà come al solito, con le solite risate, le solite cretinate e qualche nuova coreografia :)
lunedì 29 agosto 2011
Il ragionamento che sto per scrivere ha preso vita partendo da una frase trovata ne "Il Fu Mattia Pascal" di Pirandello, che finalmente, con mia immensa gioia, sono riuscita a finire di leggere e ad apprezzare.
La frase è la seguente:
Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d'uno solo, quest'uno sa d'esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa; la tirannia mascherata da libertà. (cap. XI).
Ecco, partendo da qui ho iniziato a pensare che forse anche quell'uno, potendo, penserà a contantar solo se stesso, non solo oggi, ma anche nel passato, assecondando i capricci personali e curandosi un po' meno dei suoi sottoposti, sudditi o cittadini che siano.
Mi viene da dire, con ragionamento un po' anarchico, che forse non vi sono poteri buoni (come canta De Andrè).
Brutto a pensarsi, brutto a dirsi, vale a dire che non si potrà mai essere felici sotto un qualche governo, di qualunque tipo.
Basta chiedere a qualcuno della mia età cosa pensa della politica, le risposte più frequenti sono "non mi interessa", "sono tutti uguali" ecc ecc ecc.
Potrebbe esserci una ragione, ed effettivamente a vedere come stanno ultimamente le cose nel mondo, si potrebbe anche confermare l'affermazione "sono tutti uguali", o forse no.
Forse ancora qualcuno c'è, capace di portare un vento di rivoluzione, il problema è che questo vento dovrebbe essere portato dai giovani, quegli stessi giovani a cui la politica non interessa.
E con qualche bella eccezione (vedi i tanti giovani dell'africa mediterranea e del medio oriente che hanno deciso che sotto i loro politici non vogliono marcire e morire, vedi Camila Vallejo che in Cile è a capo della rivolta studentesca), forse il cambiamento potrebbe venire.
Mi domando se i grandi rivoluzionari alla mia età cosa pensassero, se immaginassero di entrare nella storia per le loro idee, le loro azioni, i loro sogni, a volte realizzati a volte affossati.
A diciassette anni si sogna di diventare qualcuno di importante, di conosciuto: amici fighi, macchina figa, casa figa, partner invidiabile, lavoro importante e redditizio.
Poi si cresce e magari ci si trova in casa coi genitori, senza un partner, con una macchina vecchia e scassata e a lavorare con un misero stipendio, facendo quello che mai ci si sarebbe aspettati.
Tutti sogniamo lavori fighissimi, di guagnare tanti soldi, non vorremmo mai doverci spaccare la schiena in fabbrica.
Però qualcuno ci finirà in fabbrica, perchè servono operai, come medici, come professori, come netturbini.
E chi spera di ottenere il massimo successo col minimo sforzo, forse si dovrà ricredere.
Ovvio, qualcuno ce la farà, ma sarà uno su un milione.
Ecco perchè credo che sia importante impegnarsi fin da piccoli, studiare, informarsi: per essere preparati un giorno ad affrontare quello che la vita riserverà, senza farsi trascinare nell'abisso dai colpi di scena improvvisi.
La frase è la seguente:
Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d'uno solo, quest'uno sa d'esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa; la tirannia mascherata da libertà. (cap. XI).
Ecco, partendo da qui ho iniziato a pensare che forse anche quell'uno, potendo, penserà a contantar solo se stesso, non solo oggi, ma anche nel passato, assecondando i capricci personali e curandosi un po' meno dei suoi sottoposti, sudditi o cittadini che siano.
Mi viene da dire, con ragionamento un po' anarchico, che forse non vi sono poteri buoni (come canta De Andrè).
Brutto a pensarsi, brutto a dirsi, vale a dire che non si potrà mai essere felici sotto un qualche governo, di qualunque tipo.
Basta chiedere a qualcuno della mia età cosa pensa della politica, le risposte più frequenti sono "non mi interessa", "sono tutti uguali" ecc ecc ecc.
Potrebbe esserci una ragione, ed effettivamente a vedere come stanno ultimamente le cose nel mondo, si potrebbe anche confermare l'affermazione "sono tutti uguali", o forse no.
Forse ancora qualcuno c'è, capace di portare un vento di rivoluzione, il problema è che questo vento dovrebbe essere portato dai giovani, quegli stessi giovani a cui la politica non interessa.
E con qualche bella eccezione (vedi i tanti giovani dell'africa mediterranea e del medio oriente che hanno deciso che sotto i loro politici non vogliono marcire e morire, vedi Camila Vallejo che in Cile è a capo della rivolta studentesca), forse il cambiamento potrebbe venire.
Mi domando se i grandi rivoluzionari alla mia età cosa pensassero, se immaginassero di entrare nella storia per le loro idee, le loro azioni, i loro sogni, a volte realizzati a volte affossati.
A diciassette anni si sogna di diventare qualcuno di importante, di conosciuto: amici fighi, macchina figa, casa figa, partner invidiabile, lavoro importante e redditizio.
Poi si cresce e magari ci si trova in casa coi genitori, senza un partner, con una macchina vecchia e scassata e a lavorare con un misero stipendio, facendo quello che mai ci si sarebbe aspettati.
Tutti sogniamo lavori fighissimi, di guagnare tanti soldi, non vorremmo mai doverci spaccare la schiena in fabbrica.
Però qualcuno ci finirà in fabbrica, perchè servono operai, come medici, come professori, come netturbini.
E chi spera di ottenere il massimo successo col minimo sforzo, forse si dovrà ricredere.
Ovvio, qualcuno ce la farà, ma sarà uno su un milione.
Ecco perchè credo che sia importante impegnarsi fin da piccoli, studiare, informarsi: per essere preparati un giorno ad affrontare quello che la vita riserverà, senza farsi trascinare nell'abisso dai colpi di scena improvvisi.
domenica 31 luglio 2011
Perchè i compiti estivi? Perchè????
Ho iniziato oggi a leggere "Il fu Mattia Pascal" dopo avere finito tra ieri e oggi "Il Gattopardo" e "Sostiene Pereira".
La cosa non mi dispiace, o meglio, mi farebbe molto più piacere leggerli per diletto personale piuttosto che per obbligo scolastico.
Perchè se i libri sono scelti tra svariati titoli, sono comunque una lettura obbligata che viene imposta dall'insegnate e della quale dovrai rendere conto all'inizio del nuovo anno scolastico.
Si fatica a leggere un libro per la scuola: si fatica perchè dietro alla lettura magari c'è anche la curiosità personale (anche se magari leggi un dato libro perchè lo hai in casa e ti scoccia comprarne un altro, o perchè è l'unico che sei riuscito a trovare in biblioteca), ma se dopo le prime pagine ti rendi conto che non ti piace, sei obbligata a leggerlo ugualmente.
E così uno dei diritti del lettore, quello di lasciare un libro a metà e riporlo sullo scaffale, viene meno.
Un po' mi dispiace doverli leggere ora, in maniera così avventata, perchè so per esperienza che a volte è meglio abbandonare la lettura per riprenderla poi in seguito, riuscendo a finire ed apprezzare un libro che prima non convinceva proprio.
Vedrò il da farsi...
La cosa non mi dispiace, o meglio, mi farebbe molto più piacere leggerli per diletto personale piuttosto che per obbligo scolastico.
Perchè se i libri sono scelti tra svariati titoli, sono comunque una lettura obbligata che viene imposta dall'insegnate e della quale dovrai rendere conto all'inizio del nuovo anno scolastico.
Si fatica a leggere un libro per la scuola: si fatica perchè dietro alla lettura magari c'è anche la curiosità personale (anche se magari leggi un dato libro perchè lo hai in casa e ti scoccia comprarne un altro, o perchè è l'unico che sei riuscito a trovare in biblioteca), ma se dopo le prime pagine ti rendi conto che non ti piace, sei obbligata a leggerlo ugualmente.
E così uno dei diritti del lettore, quello di lasciare un libro a metà e riporlo sullo scaffale, viene meno.
Un po' mi dispiace doverli leggere ora, in maniera così avventata, perchè so per esperienza che a volte è meglio abbandonare la lettura per riprenderla poi in seguito, riuscendo a finire ed apprezzare un libro che prima non convinceva proprio.
Vedrò il da farsi...
sabato 30 luglio 2011
La fine di un racconto durato 10 anni
Lo schermo diventa nero...i miei occhi diventano lucidi...e una lacrimuccia scende lungo la guancia.
Sono appena tornata dal cinema, dopo avere visto l'ultimo film della saga di Harry Potter..
Non sono mai stata una fanatica del maghetto dagli occhiali tondi, ma ha sempre avuto un posticino speciale nel mio cuore.
La trama mi era solo in parte nota, i libri, un po' per mancanza di voglia, un po' perchè non è il mio genere, non li ho mai letti, per quanto riguarda i film ho un buco nero a ridosso del quinto e sesto film, che non so per quale ragione, non ho visto.
Eppure stasera mi sono commossa, alla fine del film, alla fine di questa "storia" che mi ha accompagnata per 10 anni.
Ricordo ancora il primo film, quando in seconda elementare mia madre portò me e un mio amico (assieme a sua madre) a vederlo nelle sale del cinema di Sassuolo, lo stesso dove lo scorso dicembre ho sentito Cristicchi e dove per anni e anni ho fatto i miei saggi di ginnastica (e via che si procede per ricordi).
Era dicembre, pochissimi giorni prima di Natale.
Quel film mi rapì.
Da li Harry Potter è diventato un compagno di avventure, da impersonare quando si giocava con gli amichetti, magari per carnevale, travestiti da maghi e principesse.
Conservai le videocassette dei primi tre film come reliquie, adagiate su cuscini, nello scaffale dei video.
Poi, crescendo, la passione si ridimensionò, tanto da portare la bambina quale ero, la piccola somigliante ad Hermione, quella curiosona che sognava in cuor suo di essere anch'essa una maghetta, a non vedere nemmeno due dei film.
I libri però li ho tutti: mai letti, è chiaro.
Mi lesse i primi due o tre mia mamma.
Ricordo quando, leggendo il secondo libro, arrivò al basilisco: credo di non avere dormito per alcune notti.
E ora tutto è finito.
Niente Hogwarts per me, niente poteri magici, niente più somiglianza con Hermione.
Un po' mi dispiace...questa storia aveva preso un posticino dentro di me...e chissà...magari rimarrà, se mai riuscirò a leggere i libri :)
Sono appena tornata dal cinema, dopo avere visto l'ultimo film della saga di Harry Potter..
Non sono mai stata una fanatica del maghetto dagli occhiali tondi, ma ha sempre avuto un posticino speciale nel mio cuore.
La trama mi era solo in parte nota, i libri, un po' per mancanza di voglia, un po' perchè non è il mio genere, non li ho mai letti, per quanto riguarda i film ho un buco nero a ridosso del quinto e sesto film, che non so per quale ragione, non ho visto.
Eppure stasera mi sono commossa, alla fine del film, alla fine di questa "storia" che mi ha accompagnata per 10 anni.
Ricordo ancora il primo film, quando in seconda elementare mia madre portò me e un mio amico (assieme a sua madre) a vederlo nelle sale del cinema di Sassuolo, lo stesso dove lo scorso dicembre ho sentito Cristicchi e dove per anni e anni ho fatto i miei saggi di ginnastica (e via che si procede per ricordi).
Era dicembre, pochissimi giorni prima di Natale.
Quel film mi rapì.
Da li Harry Potter è diventato un compagno di avventure, da impersonare quando si giocava con gli amichetti, magari per carnevale, travestiti da maghi e principesse.
Conservai le videocassette dei primi tre film come reliquie, adagiate su cuscini, nello scaffale dei video.
Poi, crescendo, la passione si ridimensionò, tanto da portare la bambina quale ero, la piccola somigliante ad Hermione, quella curiosona che sognava in cuor suo di essere anch'essa una maghetta, a non vedere nemmeno due dei film.
I libri però li ho tutti: mai letti, è chiaro.
Mi lesse i primi due o tre mia mamma.
Ricordo quando, leggendo il secondo libro, arrivò al basilisco: credo di non avere dormito per alcune notti.
E ora tutto è finito.
Niente Hogwarts per me, niente poteri magici, niente più somiglianza con Hermione.
Un po' mi dispiace...questa storia aveva preso un posticino dentro di me...e chissà...magari rimarrà, se mai riuscirò a leggere i libri :)
giovedì 21 luglio 2011
Dannate Favole
Dannate favole, quelle che ci raccontavano quando eravamo piccoli.
Dannate illusioni che il tempo ha provveduto a smontare una per una, pezzo dopo pezzo.
Perchè le fiabe, le favole, raccontano tanto, ma proprio perchè frutto della fantasia e della volontà di farci crescere sereni, raccontano il falso.
Nella vita reale quasi mai la bella principessa riesce a trovare il suo bel principe azzurro, quasi mai il bel principe riesce a sconfiggere il cattivo di turno e a raggiungere la vittoria, il lupo cattivo viene ucciso dal cacciatore ben prima di avere mangiato cappuccetto, e il "vissero per sempre felici e contenti" sembra ormai un'utopia.
Perchè il buono deve sempre uccidere il cattivo? E' una legittimazione dell'uccidere: io ti uccido perchè sono buono e tu non lo sei...così il mondo vivrà in pace.
Guardo spesso il calendario di Emergency che ho attaccato alla parete: le storie si possono reinventare e tutti possono essere amici...o magari no.
Magari una delle sorellastre riuscirà ad indossare la scarpetta e cenerentola resterà a bocca asciutta, magari Robin Hood non riuscirà a sconfiggere le tasse del Principe Giovanni, magari Hercules non salverà Meg, non tornerà un dio e sarà costretto a fare il contadino per il resto dei suoi anni.
Penso che i veri eroi, le vere eroine siamo noi, che ogni giorno non riusciamo a credere di potere arrivare alla fine, così schiacciati dai problemi piccoli e grandi, con i nostri sogni non realizzabili (nemmeno con la lampada di Aladino), con in nostri amori corrisposti e non, con le nostre scelte a volte non facili...
Dannate illusioni che il tempo ha provveduto a smontare una per una, pezzo dopo pezzo.
Perchè le fiabe, le favole, raccontano tanto, ma proprio perchè frutto della fantasia e della volontà di farci crescere sereni, raccontano il falso.
Nella vita reale quasi mai la bella principessa riesce a trovare il suo bel principe azzurro, quasi mai il bel principe riesce a sconfiggere il cattivo di turno e a raggiungere la vittoria, il lupo cattivo viene ucciso dal cacciatore ben prima di avere mangiato cappuccetto, e il "vissero per sempre felici e contenti" sembra ormai un'utopia.
Perchè il buono deve sempre uccidere il cattivo? E' una legittimazione dell'uccidere: io ti uccido perchè sono buono e tu non lo sei...così il mondo vivrà in pace.
Guardo spesso il calendario di Emergency che ho attaccato alla parete: le storie si possono reinventare e tutti possono essere amici...o magari no.
Magari una delle sorellastre riuscirà ad indossare la scarpetta e cenerentola resterà a bocca asciutta, magari Robin Hood non riuscirà a sconfiggere le tasse del Principe Giovanni, magari Hercules non salverà Meg, non tornerà un dio e sarà costretto a fare il contadino per il resto dei suoi anni.
Penso che i veri eroi, le vere eroine siamo noi, che ogni giorno non riusciamo a credere di potere arrivare alla fine, così schiacciati dai problemi piccoli e grandi, con i nostri sogni non realizzabili (nemmeno con la lampada di Aladino), con in nostri amori corrisposti e non, con le nostre scelte a volte non facili...
mercoledì 29 giugno 2011
Respira bambina.
Non badare ai lampi che entrano attraverso la tua finestra.
Stringi forte il tuo coniglio di peluches.
Affonda il viso nel cuscino
Respira
E' difficile crescere vero?
Respira
E' difficile crescere vero?
Hai paura?
Un po'?
E' normale...non si sa mai cosa il domani possa riservare...coraggio.
E' stata una brutta giornata?
Dai non piangere.
Anzi..piangi.
Sfogati.
Respira.
Respira.
Fa bene esplodere quando non ci si riesce più a trattenere.
Ascolta un po' di musica...magari triste...aiuta a sfogarsi.
Su piccola...domani sarà meglio...
I giorni brutti passano esattamente come tutti gli altri.
Su respira...
Dormi, domani sarà tutto come un brutto sogno...
Buona notte bambina
Iscriviti a:
Post (Atom)