Benvenut* nel mio blog

Un diario aperto a tutti, dove i pensieri che ho voglia di gridare possono prendere vita e raggiungere gli altri, per essere condivisi, discussi, anche smontati volendo

giovedì 23 aprile 2015

#ioleggoperchè

Incredibilmente e quasi eccezionalmente, ritorno a scrivere su questo blog, mia piccola creatura, che da troppo tempo giace abbandonata.
Scrivo perchè oggi è la gioranta mondialedellibro, ed io, da accanita lettrice quale sono, non potevo che diventare messaggero del progetto di AIE #ioleggoperchè.
E voglio quindi dire  motivo per cui leggo io.
Io leggo perchè fin da piccola, leggere mi ha permesso di entrare con la testa in mondi fantastici, storie passate, presenti o future, inventate o tragicamente reali.
Leggere mi ha aiutata anche quando l'insegnante di Italiano non spiegava bene, o era malata. Grazie ai libri io conosco bene l'italiano e il significato delle sue parole. So scrivere abbastanza bene ed esprimere con le parolequello che voglio dire.
Io leggo pere hè ne sento il bisogno.
E non è un fatto di carta o non carta: certo, amo il profumo dei libri, quelli nuovi appena stampati, e quelli vecchi, rimasti in soffitta per anni. Li catalogo maniacalmente e avevo pure un programma informatico di archiviazione. Ma qualche mese fa, per il mio compleanno, ho scoperto l'ebook, eora non posso farne a meno. Coi mille impegni che ho, anche andare in biblioteca mi è quasi impossibile. E allora via col prestito informatico, si legge lo stesso, si legge ugualmente bene.
Non capisco le polemiche di certe persone sui libri elettronici: l'importante è leggere, chissene impora del come! 
Leggete, leggete e sognate!

martedì 12 agosto 2014

Un timido ritorno. In punta di piedi

Mi accorgo stasera, guardando la cronologia dei post, che l'ultima volta che ho scritto è stata praticamente un anno fa.
Le causa sono varie, la colpa è certamente mia.
Questo anno è stato caratterizzato da un notevole cambio di ritmo rispetto agli anni precedenti: i semestri universitari, farciti di lezioni ed esami hanno preso il posto del ritmo scuola-vacanza delle superiori, non senza qualche strascico.
Alle mie giornate si sono aggiunti nuovi e begli impegni, ma credo sia meglio fare un resoconto, per quei due (forse) lettori di questa pagina. E per me, che quando rileggerò queste cose proverò un po' di nostalgia. Perché alla fine, questo,  anche se non lo volevo, è un mio diario virtuale.
L'ultima volta che ho scritto ero appena tornata dal mio viaggio di maturità: diplomata perito chimico da un mese e totalmente incerta su quello che sarebbe stato il mio futuro universitario.
Mi aspettavano i test di ammissione, senza sapere davvero se avrei studiato medicina, ostetricia, biologia, biotecnologie o chissà che cosa.
Ora, a un anno di distanza, mi ritrovo ad avere finito il primo anno di medicina e chirurgia, finito poi per modo di dire, visto che fino a ieri le mie giornate le ho passate a preparare l'ultimo esame da dare a settembre. Quel che è certo, è che ad ottobre sarò iscritta al secondo anno.
Mi ritengo fortunata ad avere passato un test che terrorizza migliaia di ragazzi ogni anno. E mi ritengo fortunata ad avere i compagni di corso che ho. Perché ho sempre visto il mondo dei medici come un mondo un po' elitario, ed ero terrorizzata di trovarmi in mezzo a gente altezzosa, o presuntuosa o che ne so io.
Invece i castelli in aria che mi facevo, non esistevano. Siamo tutti (o quasi) molto terra a terra, consapevoli che un giorno saremo chiamati "dottore" ma che per il momento dovremo sudare sui libri (letteralmente visto il caldo di questi giorni).
È una scelta, quella di medicina, che sono contenta di avere intrapreso, nonostante la pesantezza di questo periodo. Ma è estate per tutti...soprattutto per gli studenti universitari.
Quest'anno mi ha poi portata ad iniziare due attività che mi coinvolgono, mi riempiono il cuore, e mi rubano un po' di tempo per tutto il resto.
La prima è l'attività di istruttrice in palestra, che ha affiancato quella di atleta. Era già da un po' che volevo cominciare, e l'inizio dell'università mi ha dato l'opportunità per farlo. Da qualche settimana ho ottenuto anche il brevetto della federazione come tecnico societario. Un bel traguardo direi.
L'altra attività è la clownterapia. Da qualche mese ho iniziato e quando vado in reparto torno fuori con un po' più di carica. Sembra un paradosso, vista la sofferenza dei luoghi, ma è davvero che un sorriso può essere una medicina, sia per i pazienti, sia per i volontari.
Spero, con queste nuove attività, di trovare spunti, insieme al tempo, per scrivere un po' più spesso. Sono mesi che non faccio un po' di esercizio di scrittura, ed il mio vocabolario temo cominci a risentirne.
Domani mi aspetta il mare, e per un po' cervello spento: si ricaricano le batterie per potere  pminciare un nuovo anno accademico, e nuove avventure.


mercoledì 14 agosto 2013

Diario di un viaggio di maturità


Lo abbiamo pianificato per mesi: per me viaggio di maturità ha sempre significato InterRail.
Il viaggio è stato ambizioso fin da subito: visitare cinque capitali europee in dodici giorni sfruttando un  Global Pass da cinque giorni di viaggio su dieci di validità.
Praticamente una folle corsa suicida che ci avrebbe costrette a passare metà della vacanza sui treni. Ma si sa, quando ci si fissa con qualcosa è difficile cambiare idea. Così abbiamo deciso le tappe: Dublino, Londra, Amsterdam, Berlino e Vienna. 
Abbiamo comprato i biglietti aerei per Dublino con più anticipo possibile, il pass abbiamo aspettato un po' di più, ma tanto per quello il prezzo sarebbe rimasto invariato, abbiamo cercato gli ostelli migliori com i prezzi più bassi; insomma, abbiamo cercato di fare tutto nel migliore modo possibile.
Poi c'è stata la maturità e tutto è stato accantonato.
Abbiamo ricominciato a tirare fuori idee, mappe e cartine due settimane prima. Cosa vedere, cosa fare...eventualmente cosa comprare.
Ed è arrivato il 31 Luglio piuttosto in fretta.
Ora che il viaggio lo abbiamo finito, che ho rimesso un po' in ordine le idee, che ho messo a posto le foto, mi sembra giusto lasciare memoria scritta dei particolari da ricordare.

31 Luglio: Cariche cariche partiamo alle 8 del mattino alla volta dell'Aeroporto di Bologna, il volo è previsto per le 11,15.
Appena possibile ci mettiamo in fila per l'imbarco.
 La cosa che più ci preoccupa sono i nostri zaini: teoricamente sono bagagli a mano e  bene o male rispettano peso e dimensioni. Tuttavia uno zaino da viaggio non è come una valigia rigida, le cui forme sono perfette per la cassetta usata per controllare le dimensioni. 
Arriva quindi l'impiegato dell'aeroporto che controlla i documenti alle persone in fila, ci guarda e ci chiede "siete coi vostri genitori", al che noi, abbastanza sorprese rispondiamo che no, siamo sole. A questo punto l'impiegato un po' perplesso ci chiede l'età, prendendo le carte d' identità. La risposta è ovviamente che abbiamo diciannove anni e siamo maggiorenni e lui trova conferma nel documento. Poi guarda i nostri zaini per un po' e ci dice che "massì, dai, va bene". Respiro di sollievo : gli zaini si imbarcano con noi.
Ma appena arriva il momento dell'imbarco arriva anche il tuffo al cuore: hanno portato il carrello misura-bagagli. Fortunatamente non lo usano, ma credetemi, se vi dico che abbiamo sudato freddo.
Il volo va ben, dura il tempo giusto e finalmente si arriva a Dublino, celebre per i suoi cambi repentini di condizioni climatiche. E infatti piove.
Decidiamo così, uscendo dall'ostello, che un ombrello è assolutamente necessario. Lo compriamo e ovviamente smette di piovere (e saranno ben poche le gocce di pioggia che cadranno durante la vacanza). Lezione imparata: la prossima volta l'ombrello lo porto da casa!
Giriamo Dublino e finiamo a mangiare da Burger king. Il primo giorno è tutto sommato filato liscio.

1 Agosto: la giornata è destinata a visitare quello che non abbiamo visto il giorno precedente e agli acquisti. Dublino è bella, tranquilla come città, per quanto piena zeppa di turisti. Ma per quanto turistica possa essere, penso possa essere molto più una città da vivere, che non da visitare.

2 Agosto: ci svegliamo presto per prendere il traghetto e arrivare in Gran Bretagna ad un orario decente. Sbarchiamo verso le 12 a Holyhead, Galles, dove ci aspetta la sorpresa meno attesa possibile: la polizia di frontiera ci ferma perchè abbiamo le carte d'identità (che teoricamente in Regno Unito possono essere usate come documento di riconoscimento dai turisti) e non un passaporto. Ci tengono ferme un'ora, con tanto di test di conoscenza della lingua Italiana e perquisizione degli zaini, il tutto perchè spesso, a scopo di immigrazione, vengono falsificate le carte d'identità. A saperlo avrei fatto e usato il passaporto. Poi finalmente belli come il sole dopo un'ora ci lasciano andare.
Da qui inizia la validità del pass InterRail. Saliamo sul treno per Londra accanto a quattro Hooligans che bevono e ruttano tutte le quattro o di viaggio. Evviva!
Ma insomma, "London is calling" e tutto passa in secondo piano. 
Passiamo da St. Pancras a fare i biglietti Eurostar per passare sul continete (91 begli eurini per un treno non incluso nell'offerta del pass, scopro che il mio cognome è diffusissimo in Perù e facciamo un salto a King's Cross a vedere il binario 9 e 3/4. Poi si cerrca di arrivare alla "base".
Abbiamo l'ostello in Piccadilly Circus, meglio di così!
Passiamo la serata alla riceca di un Fish &Chips, finendo però a China Town. Le speranze di ritrovate un ristorante inglese stanno quasi crollando, quando una mini tendina Bordeaux, con la meravigliosa scritta, fa timidamente capolino tra due locali orientali.
Entriamo e scopriamo di avere avuto culo: per un antipasto, un fish and chips e un dolce, più acqua, spendiamo 10,90 sterline. 
Stavolta ci è andata bene.

3 Agosto: giriamo Londra in lungo e in largo tra una mega folla di ciclisti amatoriale della quale non sapevamo nulla. Abbiamo percorso a piedi credo una cosa come dieci chilometri, con le gambe che imploravano pietà. Cercando Buckingham Palace finiamo per puro caso in un edificio di una confessione protestante, dove c'è un evento su Sonic. Non avendo il biglietto, alla domanda della guardia, che mi chiede se siamo lì per l'evento o per visitare il palazzo, rispondo la seconda. Un giovane ci accompagna a fare la visita, spiegando un po' di storia e mostrandoci una delle piùbelle viste su big ben e Westminster Abbey. In ascensore, parlando dell'Italia, esordisce con un improvviso commento sul recente avvenimento: "So, Berlusconi finally went to prison...He is a funny guy, ins't he?"
Al che la risposta di una delle mie compagne di viaggio suscita la risata generale: "Not for Italian People,".
Visto che non abbiamo trovato un locale dove cenare siamo finite a mangiare un insalatone preconfezionato in Trafalgar Square, aspettando di vedere da un ponte sul Tamigi la "London by night".

4 Agosto: scarpiniamo come il giorno prima, ma con meno cose da vedere, facendo la parte di Londra opposta. Scopriamo anche che il nostro ostello di femminile ha ben poco, compresi uomini che escono completamente nudi dalla doccia del bagno comune.
La sera decidiamo di tornare nel Fish &Chips del 2, insomma, squadra vincente non si cambia.

5 Agosto: sveglia alle cinque del mattino per prendere l'Eurostar, ci troviamo di fianco du ragazzotti britannici che guardano serie tv sull'ipad ridendo come deficienti. Gli stessi britannici dopo tre cambi di treno in cui li abbiamo persi di vista, ce li siamo ritrovati nell'ostello di Amsterdam, con due birre in mano e quattro biondine intorno. Come ha detto una delle mie compagne di viaggio, erano sicuramente ad Amsterdam per i musei.
Passiamo due ore in stazione per avere informazioni sui treni per Berlino e poi finalmente riusciamo ad andare in ostello.
Ceniamo da Febo, fastfood con la possibilità di prendere cibo caldo in stile distributore automatico. Suppongo servano soprattutto a chi, a metà della notte si ritrova con la fame chimica data dal troppo tempo passato nei CoffeeShop.

6 Agosto: visitiamo il museo di Van Gogh, bello bello, poi ci dirigismo verso la casa di Anne Frank. Rinunciamo quasi subito alla visita vista la fila enorme e finiamo per perderci in un mercatino alternativo, tra pantaloni da Aladino,  vestiti e collane. Amsterdam non ci sta piacendo come avremmo sperato e alle quattro del pomeriggio ci ritroviamo sdraiate sulla fontana del parco del quartiere dei musei, davanti alla scritta I AmSterdam a sonnecchiare, in attesa di tornare a uscire per la cena. Dopo tanto girare ci troviamo a mangiare un mega hamburger di pollo e un Waffel, forse due delle cose più degne di nota della tappa.

7 Agosto: partenza per Berlino, treni super pieni. Queste sono decisamente le mete più ambite. Arriviamo a Berlino verso le quattro del pomeriggio e andiamo a informarci sui trei per Vienna. Ci becchiamo come bigliettaia una stronza che pretende  che noi le parliamo in tedesco. Per questo motivo alle nostre domande in inglese lei risponde in tedesco, dicendoci poi con una bella faccia da culo, che lei l'inglese lo sa, ma se noi le parliamo in inglese, lei ci risponde in tedesco.
Per raggiungere l'ostello ci perdiamo tra U-Bahn, autobus ed S-Bahn ma alla fine ce la facciamo. Il ragazzo che ci accoglie si chiama Francisco e parla inglese com evidentissimo accento spagnolo, il che fa un pochino ridere. Ci spiega vita morte e miracoli dei trasporti e dei luoghi di interesse e ci mostra le camere.
Decidiamo di raggiungere Alexander Platz e la Porta di Brandeburgo. La scaprinata quotidiana prende atto.
Ceniamo davanti alla Porta di Brandeburgo con un bel CurryWurst, semplice e buono!

8 Agosto: decidiamo di fare il tour guidato e gratuito a piedi consigliato da Francisco il giorno prima. Ci becchiamo una guida olandese madrelingua inglese che ci spiega di tutto e di più, alternando i momenti di serietà a varie battute più che altro sui tedeschi.
Quando finiamo il tour ce ne andiamo a vedere la East Side Gallery, il frammento di muro lungo 1,5 km pieno di graffiti più o meno famosi. 
Berlino per quanto ancora memore del periodo del muro, mi piace decisamente, dovrò tornarci.
Mi ostino anche a passare dalla fermata della Zoo. Per me "I ragazzi dello zoo di Berlino" è stato un libro importante e per quanto sapessi di non trovare niente era fondamentale passarci.
Cena in stazione, serata nel mercatino di Alexander Platz a comprare bracciali (avrei anche voluto dei pantaloni ma mi stavano da cani).

9 Agosto: unico treno diretto della vacanza e non c'è un posto a sedere in cabina perchè sono tutti prenotati. Tiriamo un sacco di cancheri alla tizia stronza della biglietteria che ci aveva ribadito due volte che la prenotazione non era necessaria e ci sediamo sui sedili ribaltabili lungo i corridoi, aspettando che quattro ragazze sedute scendano a Praga.
Finalmente dopo quattro ore e mezza e entriamo in cabina. Seduta con noi c'è una coppia di anziani austriaci. Mi ritrovo impezzata da lui, che mi fa domande sull'Italia e l'Italiano e che a un certo punto si mette a cantarmi "Bandiera Rossa". Rido, un po'imbarazzata.
Arriviamo a Vienna tardissimo e non riusciamo a trovare l'ostello. Dopo svariati chancheri e soldi spesi per chiamare i miei per farmi dare indicazioni da google maps, decido di accendere il naviggatore: in realtà l'ostello era a due passi dalla stazione, maledette indicazioni incomplete. 
Troppo stanche, ceniamo a panini e non usciamo nemmeno.

10 Agosto: visitiamo Vienna, che scopriamo essere meno austera del previsto, anche se forse come meta sarebbe stata meglio Praga. In ogni caso riusciramo a camminare come matte e a metà del, pomeriggio, sature di edifici storici, ci buttiamo su un prato e ci addormentiamo.
Per la cena cerchiamo un locale tipico consigliato da un conoscente: camminiamo per venti minuti per poi scoprire che è chiuso per ferie. Sconsolate rinuciamo alla cotoletta viennese e ripieghiamo sul KFC.

11 Agosto: ci aspetta il viaggio di rientro, con cambio di tre treni. Ormai la fatica si sente e tornare a casa non è poi così triste. Ci godiamo l'ultimo fresco a Innsbruck e al Brennero e poi sbarchiamo finalmente a Bologna, nel caldo torrido, alle sei del pomeriggio.

Note finali dal viaggio:

-Ovunque ci hanno scambiate per spagnole, mai una volta per Italiane
-il tempo che siamo state via era quello giusto, di più ci saremmo distrutte 
-partire con le persone giuste è fondamentale, e a me è andata benissimo
-l'inglese serve sempre
-il cibo italiano resta il migliore e deve essere mangiato in Italia, all'estero si mangiano piatti locali
-gli stronzi esistono ovunque

Ma soprattuto l'InterRail è davvero il viaggio della maturità, dove devi cavartela da solo, dove ti capitano imprevisti e devi risolverli, dove devi dimostrare di sapere stare al mondo. È comoda partire per un viaggio all'inclusive in una qualche località di tendenza. In InterRail devi stare attento a tutto: cibo, soldi, oggetti cari.
È stata una gran esperienze, una bella avventura, che sarà davvero un gran bel ricordo.

lunedì 3 giugno 2013

Si avvicina la Maturità

Ci siamo, ci siamo, ci siamo. Ok, ci siamo quasi.
Oggi sono ufficialmente usciti i nomi dei commissari esterni. Verifiche ed interrogazioni sono quasi finite.
Ultimi 5 giorni di scuola superiore, ultimi giorni prima della maturità, ultimi giorni prima di trovarmi catapultata nel mondo adulto (più o meno) dell'università.
Saranno tante le cose che mi mancheranno, anche se il salto nel buio di ciò che ci sarà dopo in questo momento non mi fa troppa paura.
Mi mancherà arrivare rincoglionita a scuola ogni mattina, salire le rampe che portano al secondo piano, salutare la bidella che staziona davanti alla nostra classe, entrare in classe col solito " 'giorno".
Mi mancherà organizzare almeno una volta a quadrimestre un pranzo al mercoledì, mandando a fare un giro la lezione in laboratorio.
Mi mancheranno le partite a UNO e a briscola a ricreazione, nelle ore buche o nelle pause pranzo.
Mi mancheranno il "quick and brilliant" che annuncia il proprio turno nell'interrogazione di inglese, il "dipende" e l' "andiamo in laboratorio" del prof di analitica, il "ma nooo" della prof di matematica e tutte le altre frasi tormentone dei professori.
Mi mancheranno i compagni con cui ho trascorso gli ultimi tre anni tra classe, laboratori e palestra.
Mi mancherà la scuola, in cui ho passato quasi lo stesso tempo che ho passato in casa mia, e certe volte anche di più. Quella scuola che ho amato così tanto da volere anche fare la rappresentante d'istituto, arrivando stremata alla fine dell'anno...contenta però. Quella scuola dove non è mai mancato un sorriso, una parola di conforto, un consiglio da parte degli insegnanti.
Mi mancherà l'altoparlante che gracchia con la voce "pronto, pronto...sono la preside".
Mi mancherà forse anche l'odore dei terreni di coltura, quello dell'ammoniaca e anche quello dell'etere.
Mi mancherà il bar  con tutto lo staff, mi mancheranno le schiacce con cotto e maionese, i bomboloni alla crema e i panini alla cotoletta.
Mi mancherà un po'tutto, anche quello che fino a poco tempo fa pensavo non mi sarebbe mancato.
E lo dico, la chimica non la sopporto quasi più, ma questa scuola la rifarei mille volte!
GRAZIE ITIS FERMI

mercoledì 3 aprile 2013

Pensieri prima di dormire

Ultimamente passo le sere a rigirarmi nel letto faticando a prendere sonno. Stasera per evitare di innervosirmi ho deciso di scrivere. Non so bene il motivo di questa mia fatica, probabilmente è il mix di eventi, situazioni, pensieri.
Ci sono dentro fino al collo: maturità, studio per il test di ammissione a medicina, gli impegni che puntualmente da aprile in avanti si accavallano tutti, la sensazione che una grossa parte della mia vita stia volgendo alla sua conclusione.
Tra due mesi le giornate passate in classe dietro un banco saranno finite per sempre, l'università, lo so, sarà diversa, i ritmi saranno diversi, il carico di studio lo sarà.
Il futuro mi fa un po' paura: è un salto nel vuoto, non so su cosa atterrerò, non so se sotto di me ci saranno acqua o sassi, o un volo di centinaia di metri, quello che so è che una volta staccato il piede dal bordo, non lo potrò più rimettere al suo posto.
Indietro non potrò tornare e questo mi dispiace un po', perché non sono sicura di avere sfruttato a pieno tutte le opportunità che mi si sono presentate, non sono certa di avere vissuto tutti gli attimi che potevo vivere, coltivare meglio le amicizie, sorridere di più. Tra due mesi sarò nel mondo dei grandi e in un qualche modo dovrò imparare a volare da sola. Mi tornano alla mente tanti pensieri, mi faccio travolgere dalla malinconia. Mi sento molto sensibile in questo momento, molto vulnerabile, così indifesa davanti a un mondo troppo grande e troppo brutto, dove gli scenari delle favole non trovano posto e dove mi commuovo ogni volta che sento di parlare di qualcosa di bello, di buono, perché invece di essere la normalità è l'eccezione.
Ed
Io? Io sono cattiva quanto tutti gli altri, me ne rendo conto spesso. Quanto gli altri critico, quanto gli altri abbandono, quanto gli altri sono capace di fare del male, e questo è triste.

domenica 27 gennaio 2013

27 Gennaio 2013


«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»

Con questa frase di Elie Wiesel inizio il mio ragionamento sul giorno della memoria.

Ho letto, ho visto, eppure faccio davvero tanta fatica a capire e forse non capirò mai.
Non mi è bastato leggere liri a riguardo (parecchi se vado a cercarli), non mi è bastato visitare il campo di Dachau, quello di Fossoli, il museo al Deportato e il Memorial De La Shoah a Parigi, non mi è bastato niente e anche le poche cose che pensavo di avere capito con il tempo mi lasciavano interrogativi enormi.
Non mi riesce ancora di capire come atrocità simili siano state compiute, come siano anche solo state concepite, in nome della razza e dell'odio.
Mi rendo conto che la frase che dice "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" trova nelle mie parole la conferma.
Aspetto le lezioni di approfondimento che per il prossimo mese mi prepareranno alla visita del campo di Auschwitz. Partirò a metà marzo, con il "Treno per Auscwitz" della regione Emilia Romagna, sperando di aggiungere qualche tassello alla mia conoscenza a riguardo. 
Ma per me, come scrivo tutti gli anni, il giorno della Memoria significa ricordo non solo delle vittime ebree, che si furono la maggioranza, ma di tutte le vittime di questo assurdo periodo storico, compresi Rom, Sinti, omosessuali, oppositori politici e testimoni di Geova. Perché se è vero che davanti alla morte tutti sono uguali, non dovremmo fare distinzioni per le vittime

lunedì 7 gennaio 2013

Un addio un po' sofferto

Mamma mia quanto tempo è passato dall'ultimo post.
Non sto passando un bel periodo e negli ultimi mesi ho preso alcune decisioni più o meno definitive che mai, fino a qualche tempo fa mi sarei aspettata di prendere.
Tra queste la scelta di lasciare la compagnia di teatro.
Mai, dico mai, avrei pensato di farlo.
Ricordo che quando iniziai, in prima superiore, quando ero la più piccola e la più timida del gruppo, mi dissi che per tutto il tempo delle superiori avrei fatto parte di quella compagnia.
Il tempo è passato, le commedie si sono succedute, abbiamo cambiato regista e visto che eravamo una compagnia scolastica, il ricambio degli attori è stato piuttosto massiccio.
Di quelli che c'erano quattro anni fa, quest'anno saremmo stati in due.
Continua uno solo.
Io ho deciso di smettere. Decisione sofferta, certo, ma che mi sono sentita di prendere.
Quella compagnia non era più la mia, non me ne sentivo più parte.
Soffro a sapere che quest'anno non salirò sul palco, non entrerò in teatro fin da primo pomeriggio, non mi farò truccare e non avrò il nodo allo stomaco prima dell'apertura del sipario.
Avrei avuto anche una parte carina, se avessi continuato.
Ma davvero non c'è la facevo più.
Oggi sono passata a salutare i miei vecchi compagni. Purtroppo mi sono resa conto che a nessuno ha fatto caldo o freddo la mia presenza, specialmente al regista.
Me ne sono andata via prima ancora che iniziassero le prove, con gli occhi lucidi e l'amato in bocca.
Però mi sono resa conto che quella che ho preso è stata la scelta giusta. Quella non era più la mia compagnia, quella dove l'attrice dilettante che sono è nata e si è un po' rafforzata.
Quella compagnia per fortuna si trova ancora per qualche pizza e chiacchiera in compagnia. Almeno quel pezzo di me ha resistito

martedì 23 ottobre 2012

Gocce di pioggia




Me la vedo tutta intorno, mi scorre addosso, me la sento fin dentro alle ossa, e la vivo, mi fa vivere, mi mantiene vigile.
Ho chiuso l’ombrello, fregandomene del freddo, ho lasciato che impregnasse i miei vestiti, che arricciasse i miei capelli, lisciati con tanta cura, le ho permesso di sfiorare il mio corpo, come una carezza.
Congelo ad ogni goccia che mi colpisce e i brividi salgono lungo la schiena.
Prenderò sicuramente un bel raffreddore, ma non mi importa: ho bisogno di piangere con qualcuno e lei mi capisce sempre.
Scende nei momenti più opportuni e mi abbraccia, mi travolge: è una madre premurosa, una sorella un po’ invadente.
I rivoli scendono lungo le mie gambe e creano lunghe serpentine interrotte da gorghi sul marciapiede.
Saltello come una bambina di cinque anni: entro a piedi pari nelle pozze e schizzo ovunque.
Ho bisogno di dimenticare, di non pensare, di sciogliermi come sale, di fare portare via le impurità e restare qui, solo nella mia essenza, senza un pensiero cattivo, senza un tarlo che mi rode il cervello.
Arriva un momento in cui c’è bisogno di sbottare, di esplodere: io lo faccio piangendo, il cielo lo fa più o meno nella stessa maniera, e in questo siamo spesso sincronizzati. Per questo dico che mi capisce, per il tempismo che la pioggia ha, lei che scende quando ne ho bisogno io.
Corro e addosso le gocce sembrano aghi: perforano la pelle, fanno male, sembrano i chiodi di un cilicio.
Ma che colpe devo espiare? In fondo io di colpe non ne ho, non mi sembra di averne. Voglio solo trovare la mia tranquillità, è così difficile?
E’ una pretesa troppo grande volere lavare via di dosso una delusione?
Eppure la pioggia fa lo stesso con la polvere, con il fango: scende, tocca il suolo e lì porta via ogni schifezza.
Così fanno le mie lacrime, passano dal cuore, dal cervello e portano via tutto, sgorgando dagli occhi come zampilli di fontana.
E allora chiudo gli occhi, e comincio a roteare, come una trottola, e sento la libertà ,al pace arrivare ed entrarmi dentro, e anche questa volta le gocce sono aghi, ma non fanno male, anzi solleticano, e il pianto si trasforma in riso, il dolore in nuova felicità.

domenica 16 settembre 2012

Di nuovo a scuola

Domani ricomincia la scuola! Aiuto, la quinta, la maturità.
Però ancora non sono entrata troppo nell'ottica: continuo ancora a cullarmi nel ricordo della crociera in barca a vela con alcuni compagni di classe e la prof. Tre giorni da Giulianova a Bari, con altri ragazzi, per capire che davvero il mare unisce. E' un progetto del ministero, alla sua seconda edizione, chiamato "L'italia in barca a vela: il mare che unisce" e coinvolge trentadue tra istituti nautici, alberghieri e scuole varie.
Abbiamo navigato in notturna, nel mare nero; di giorno, a vela, con la barca in sbandata per il vento di bolina; abbiamo visto delfini e fatto il bagno nel mare del Gargano.
Se potessi ripartirei subito, immediatamente.
Ma purtroppo domani comincia la scuola, un anno lungo, che mi porterà fuori dalle superiori. Però con questa esperienza comincerò con un po' di carica in più, che male non fa.

sabato 1 settembre 2012

Primo oro, e che oro!

Seguo le Paralimpiadi per un motivo molto particolare: in gara c'è Cecilia Camellini.
20 anni, non vedente, viso noto qui in paese, che tra i suoi trentamila abitanti ha già sfornato vari campioni (anche se Riccò è più da dimenticare che da ricordare).
Cecilia è il volto pulito dello sport: biondina, dal fisico abbastanza esile.
Questa sera ha portato la prima medaglia d'oro per la delegazione Italiana, ha battuto il record del mondo, per altro già suo, e credo abbia fatto stare col fiato sospeso tutta Formigine.
La vedo spesso in palestra, mentre fa i pesi o gli addominali, qualche volta l'ho vista in vasca, altre volte l'ho sentita suonare il pianoforte. E' fantastica.
Stasera, quando ho letto della sua impresa, mi sono quasi commossa.
E' davvero il volto pulito dello sport del mio comune, l'immagine della determinazione, della tenacia.
I suoi nonni abitavano nell'appartamento sotto al mio. Mia mamma mi ha detto che per un po' di tempo, quando era molto piccola, ci ha abitato pure lei. Mi dispiace tanto non conoscerla di persona, non potermi complimentare per questa straordinaria prestazione. Ma chissà, forse alla prima occasione in palestra vincerò la timidezza e lo farò lo stesso.
Grazie Cecilia, delle emozioni che regali

venerdì 31 agosto 2012

Pensione

C'è qualcuno che ancora riesce ad arrivarci, arrancando dietro a decreti legge che aumentano gli anni e a "finestre" che sul più bello vengono allungate.
Però ce la fanno.
Oggi è stato il tuo ultimo giorno di lavoro. Ha ancora tantissimi anna davanti da goderti, da fare quello che ti va, da passare con chi ami senza più dover pensare "lunedì torno in ufficio".
Oggi hai finito, e chissà quando finirò io. Chissà se inizierò mai io, visto che a voi allungano gli anni di pensione e noi restiamo disoccupati.
Però goditela davvero questa pensione, te la meriti tutta dopo quarant'anni di lavoro!

mercoledì 15 agosto 2012

Cose che non ti aspetti

Mi è stato detto che non sono una persona coerente.
E' accaduto a seguito di una battuta ironica tra me e un amico sui francesi (sono appena tornata da Parigi). Un altro amico, presenta nella conversazione mi ha fatto notare che la mia era una generalizzazione, del tutto incoerente, come ogni generalizzazione.
Senza però attendere una replica ha aggiunto, come esempio di incoerenza, il fatto che io, dopo avere scritto un'articolo sulla dignità delle donne (articolo che non penso di avere riportato sul blog, ma che potete leggere in  questo link, a pagina 5), in gita a Monaco sia uscita una sera con un vestito corto ed i tacchi, truccata da una mia compagna di classe.
Mi sono sentita ferita. Perchè  ho sempre ritenuto la dignità di una persona ben distante da come si veste qualche volta (di solito vado in giro con jeans e t-shirt, oso i vestiti, nemmeno troppo eleganti, qualche volta soltanto), vedendola invece ben più radicata nei principi morali.
Mi sono sentita offesa, da una persona che non ha mai mancato di esprimere il proprio disappunto ogni qualvolta si facesse qualcosa che non era di suo gusto. Ma fare il contrario è sempre stato impossibile.
Mi sono sentita tradita da una persona che ho difeso praticamente a spada tratta, ogni volta che a scuola ne sentivo parlare male, perchè lo ritenevo un mio amico e pensavo di conoscerlo un po' più degli altri. E vi assicuro che spesso ho tentato di giustificarlo, di difenderlo. Di fare cambiare alla gente l'opinione che aveva di lui.
Ma non penso lo farò più. Perchè mi rendo conto che lui non lo farebbe per me. Mi ritiene una persona incoerente. Forse anche con dei pregiudizi.
Se c'è una cosa che ho imparato è che i pregiudizi (positivi o negativi che siano), sono qualcosa di radicato dentro di noi, e che difficilmente si sradicano. Fanno parte di un'autodifesa personale e sono lì, poco possiamo fare.
Io non mi farò più in quattro per lui, vista la "cattiva opinione" che ora ha di me.

venerdì 29 giugno 2012

Spagna

Ci ho messo qualche giorno a scrivere, giusto il tempo per riadattarmi perfettamente alla vita qui a Modena.
Ancora qualche risposta in uno spagnolo striminzito mi viene da darla, ma il più è passato.
Sono stata in Spagna, a Castellòn de la Plana, 80 km da Valencia. Due settimane di stage presso un'azienda che tra le altre cose produce smalti, coloranti, ceramiche.
8 ore ogni giorno dentro quei laboratori, per capire che la vita dello studente è decisamente meglio di quella del lavoratore.
Svegliarsi ogni mattina alle 7,40 dopo essere andati a letto alle 2, dopo le chiacchiere o la discoteca coi compagni di residenza Spagnoli, hanno reso il ritmo per nulla leggero.
Poteva bastare il weekend in spiaggia per farci tornare in carreggiata, e invece io mi sono ammalata!
Uno di quei virus intestinali poco simpatici. E così metà della seconda settimana l'ho passata chiusa in casa.
Poi finalmente sono guarita e sono tornata al lavoro, a uscire.
Il secondo weekend abbiamo fatto la spola tra Castellòn e Valencia, gremita di gente per la Formula uno.
L'orgoglio del vedere sfrecciare le due Ferrari durante le prove del mattino, lo stupore nel vedere la Safety Car fare il pieno al Self Service hanno ripagato i chilometri macinati a piedi a causa delle corse annullate degli autobus.
Poi però si è dovuti tornare a casa, con la partita dell'Italia ascoltata alla radio tornando dall'Aeroporto e un po' di tristezza per il tempo passato così veloce.

lunedì 4 giugno 2012

Fine

L'anno scolastico è finito in anticipo.
Il comune ha deciso, dopo l'ennesima scossa forte di chiudere gli istituti di ogni ordine e grado fino al 9, decretando così la fine.
Ma è una fine amara, una fine fatta non di risate e abbracci, ma solo di malinconia e tristezza.
E' brutto finire in anticipo per colpa del terremoto.
E' brutto non sapere, uscendo dalla scuola durante l'evacuazione, che non ci si tornerà a studiare fino a settembre.
Salutare gli amici, dicendo ci vediamo domani, e invece passerà per alcuni l'estate...
Niente firme su foto ed annuari, niente gavettoni.
La vetreria resterà sporca negli armadietti fino a settembre. I nostri armadietti con i camici (una delle poche scuole ad averli) si spera di poterli svuotare prima della fine della settimana, ma chissà.
resta l'amarezza di un anno finito così, senza nemmeno desiderarlo troppo...

cito una ragazza della mia scuola:

l'anno scolastico è bello finirlo con i gavettoni, la farina, gli abbracci con i compagni che chissà se li rivedrai più... non con una campanella che suona e la paura nel cuore che possa succedere qualcosa di brutto... e finchè si va a scuola l'esame paradossalmente lo si vede più lontano... adesso invece...

martedì 29 maggio 2012

Trema ancora

Cambio d'ora, non c'è il prof in classe...i banchi cominciano a tremare...tutti fuori addossati ad un muro portante e poi giù, fuori.
Ho visto ragazze piangere, ho visto ragazzi parlare con una serietà mai vista.
Ci hanno mandati a casa ma sento ancora la paura, mia, degli amici, degli adulti.
Nella bassa sta crollando tutto...alcuni operai sono rimasti sotto i capannoni crollati e sento la mia provincia ferita. Non so cosa fare, cosa potere fare per aiutare...riesco solo a pensare che questa non doveva essere una zona sismica e invece le case dei miei amici hanno subito danni, o comunque hanno tutto incasinato...

lunedì 21 maggio 2012

La terra trema

Finchè non succede vicino a te non te ne rendi conto del tutto.
La notte tra sabato e domenica anche il sogno che stavo facendo ha iniziato a tremare.
Ho spalancato gli occhi e un misto di sonno e terrore mi hanno tenuta inchiodata al letto, aspettando che la scossa finisse (mossa non troppo saggia a pensarci ora). Abito dalla parte opposta di Modena rispetto all'epicentro, che è nella bassa, io invece sono nella pedemontana. Però al terzo piano dove abito io si è sentito per bene, il ventilatore in camera dei miei ha continuato ad oscillare per cinque minuti buoni.
Ho avuto paura, e come tutte le volte che sento delle scosse dopo ho sempre la sensazione di sentire la terra tremare, ma il più delle volte è suggestione.
Ora dive sto io, la terra non la sento più tremare.
Ma ho compagni di classe e amici che abitano nella bassa, e lì si sente eccome. Qualcuno la notte scorsa ha dormito in macchina. Qualcuno parla di bicchieri rotti e le fabbriche distrutte a pochi chilometri da casa sua.
Mi fa impressione sentire parlare al tg di posti che io ho sempre sentito nominare, dove ora sono tutti sfollati, o quasi.
Mi ci vorrà un po' per non sentire più tremare il suolo, anche se solo nella mia mente.
Sapevo che questa non era una zona molto sismica, ma che qualche terremoto di lieve entità ogni tanto si sentiva. Ma stavolta sono crollati gli edifici e qualcuno è morto (poi perchè i capannoni siano crollati vorrei mi venisse spiegato). Sento l'Abruzzo un po' più vicino, le storie del tg non sono più qualcosa di astratto...

lunedì 30 aprile 2012

Monaco- cronaca spicciola di una gita

Sono tornata da due giorni.
Una gita fantastica. Forse perchè nei miei diciotto anni di vita era la prima che durava più di un giorno.
Monaco mi è piaciuta un sacco. Bel posto, bei luoghi da visitare, cibo schifoso (ma non avevo grandi pretese).
Ho scoperto cose sui miei compagni che non mi sarei aspettata, ho visto il lato umano degli insegnanti e mi sono  divertita.
La cosa però, parlando della meta, che mi è entrata più dentro è stato il campo di concentramento di Dachau.
Faceva un caldo pazzesco e avevo il sole a picco sulla testa. Sto provando ad immaginarmi come doveva essere lavorare per ore ed ore sotto quel sole cocente, o al freddo ben sotto lo zero dell'inverno tedesco.
La nostra guida, un romano che nonostante la residenza quasi ventennale in Germania non ha perso l'accento, è stata molto schietta. e probabilmente era ciò di cui c'era bisogno.
E' stato uno dei tanti tasselli da aggiungere al puzzle della Shoah: luoghi da ricordare, memorie da conservare, persone da fare rivivere attraverso le storie.
Anche chi era un po' scocciato di visitarlo è rimasto colpito e alla fine gli è piaciuto (se piaciuto è un termine accettabile per un luogo del genere). Diciamo che non abbiamo solo cazzeggiato ma abbiamo anche riflettuto un po'.
E di tutto un insegnamento, un ricordo mi è rimasto: bisogna imparare a pensare con la propria testa, e non secondo le mode, è difficile, molto, ma è necessario.

La testa nel pallone

Il calcio si è snaturato.
Dove è finito lo sport più bello del mondo? Dove è finito lo sport che nel 2006 mi ha tenuta inchiodata al televisore, con i piedi ghiacciati e una bandiera in mano a sperare?
Non pensavo di potere mai scrivere un post a riguardo, perchè in fondo a me il calcio non piace. Mi piaceva giocarlo, una volta, alle elementari, nei tornei della scuola. Mi piaceva andare allo stadio col mio papà, qualche volta, senza pretese o striscioni.
Non mi piace più. Mi sono resa conto che dietro ci sono troppi interessi, troppo schifo.
Tra le scommesse e le risse ha perso tutto il suo fascino.
Secondo me prendono troppi milioni, ne prendessero meno sarebbe più bello, per noi e per loro.
Invece loro prendono i miliardi e continuano a pensare che tutto sia dovuto. Sembra di stare allo zoo, quando si guardano al tg i servizi sulle risse e sui cori.
Mi fa schifo pensare che al mondo ci sono tanti sport altrettanto belli e invece si continua a fare girate tutto intorno al calcio.
Mi piace qualche volta guardare le partite degli amici, quello si.
Ma un calcio bello, genuino, non so se riusciremo ad averlo di nuovo.

giovedì 8 marzo 2012

Buon otto marzo!

Buon otto marzo ancora una volta.
Buon otto marzo alle donne che lottano, in cassa integrazione o in mobilità, alle donne che soffrono, per un amore o per una malattia, alle donne che hanno realizzato i propri sogni e quelle che ancora devono farlo.
Buon otto marzo amiche, compagne, insegnanti.
Grazie uomini degli auguri...e per un giorno all'anno evitate le battute su di noi.
Ma sinceramente preferisco gli auguri delle donne!
Sarà perchè è la nostra festa...sarà perchè sapendo il valore che ha non ho voglia di sprecare le parole o di sentirle sprecare.
Stasera esco, solo una pizza e qualcosa in pub, niente spogliarelli, niente discoteca...è così triste.
Una serata tra compagne di classe, di quelle che si dice di organizzare da mesi e che si coglie l'occasione di fare...niente di più.
Porto l'orgoglio di essere donna dentro di me, porto la dignità che mi è stata insegnata. E questo basta.
Buon otto marzo!

giovedì 26 gennaio 2012

Memoria

Sono passati alcuni mesi da quando ho scritto l'ultimo post, ma ho avuto un periodo intensissimo di impegni e attività quindi chiedo scusa.
Sarebbe bello ricominciare a scrivere trattando un argomento felice, ma visto che quando si è felici di solito il momento lo si vive, parlerò di qualcosa di un po' più serio: La giornata della Memoria.
Lo scorso anno in questa occasione ho pubblicato un racconto "partorito" durante un pomeriggio di studio a casa della nonna di un mio amico.
Quest'anno preferisco parlare del mio reale punto di vista, con le mie parole, non con un personaggio.
Fin dalle medie l'argomento Shoah mi ha presa molto.
Ho letto svariati libri, alcuni più pesanti altri meno.
Ricordo ancora un disegno fatto in terza media a proposito di Auschwitz con una didascalia che recitava una cosa del tipo "Come un fiore nel filo spinato, io ricordo...".
Lo scorso anno ho avuto modo e tempo di leggere "Se Questo è un uomo" di Primo Levi e anche "Il sistema Periodico" e qualche mese più tardi "La notte" di Wiesel.
Quest'ultimo datomi da leggere dal mio professore di tecnologie chimiche, che mi sorprese durante una lezione nell'impegnata lettura di "formidabili quegli anni" (il 68 è l'altro periodo storico sul quale cerco da ormai un po' di tempo di documentarmi).
Più andavo avanti nella lettura più rimanevo sgomenta.
E' certamente il libro che mi ha fatto stare peggio di tutti quelli letti.
Non che gli altri non spiegassero bene o fossero più leggeri.
Ma questo mi è entrato dentro.
Non so quante volte in piedi davanti a mia madre le ho detto "Ma come è possibile che l'uomo abbia fatto delle atrocità del genere".
E non solo agli ebrei, perchè sempre di ebrei si parla, ma non c'erano solo loro: come canta Guccini "come può l'uomo uccidere un suo fratello?",uno qualsiasi dei suoi fratelli, il cui corpo funziona esattamente come il suo, che come lui respira, cammina e pensa (ama no, chi commise quei crimini secondo me non poteva provare lo stesso amore dei suoi fratelli).
Ecco, ci ho ripensato anche ieri sera, mentre guardavo un'intervista fatta a Edith Bruck dal mio ex insegnante di fisica, che ha la grande passione per la regia e al quale io e alcuni amici abbiamo partecipato come comparse per alcuni intermezzi.
Ho ascoltato le parole della scrittrice e mi sono sentita male dentro.
Le sue parole sul corpo dei sopravvissuti, sull'immagine della donna sopravvissuta continuano ad essere davanti ai miei occhi e fatico a scacciarle.

Perchè è successo?
E' questa la domanda che mi pongo sempre: Perchè?
Non voglio che succeda più.
Mai più